Traineeship a Malaga: il MIMMA e la scoperta dell’Andalusia

Ho deciso di raccontarti del mio Erasmus Traineeship a Malaga pochi giorni prima del mio rientro in Italia per ripercorrere insieme la mia indimenticabile esperienza. Ti va di accompagnarmi in un breve viaggio in Andalusia?

Questo tirocinio in Spagna l’ho vissuto come un viaggio sia dentro me stessa che nella colorata e sorridente Andalusia! Con questo vorrei farti capire che significa avere l’opportunità di vivere un’esperienza di Erasmus Traineeship nel Paese che ti piacerebbe conoscere meglio, grazie al programma Erasmus Plus dell’Università degli Studi di Teramo…un’opportunità da cogliere al volo!

Fase 1: l’arrivo. Curiosità e difficoltà

Ebbene sì, ogni viaggio che si rispetti, soprattutto se affrontato da solo, inizia con alcune difficoltà.

  1. La valigia: essendo donna, preparare tutto il necessario per 2 mesi di lavoro, viaggi, spiaggia e serate con gli amici non è stato semplice, ma alla fine ce l’ho fatta! Cosa proprio non può mancare al suo interno se scegli questa città come meta del tuo Traineeship? La divisa del lavoro (se come me ti dicono di vestirti di nero), il costume da bagno e gli occhiali da sole (perché a Malaga c’è sempre il sole e c’é la spiaggia) e il tuo laptop per restare collegato col mondo. Il resto è facilmente acquistabile in uno dei tanti negozi che trovi in questa città!
  2. Il volo: questa ansia da volo te la risparmio, perché in realtà non ce l’ho, avendo viaggiato tantissime volte da sola per lavoro, però ammetto che mi vengono in mente cose molto buffe sui piloti mentre stiamo decollando! Consiglio? Se non hai mai volato da solo chiedi un posto vicino al finestrino, ammirare il cielo mette sempre tranquillità.
  3. I mezzi: quando arrivi in una nuova città è sempre un po’ difficile capirci qualcosa tra bus, metro, ecc. Avrei potuto prendere semplicemente un taxi dall’aeroporto, che non è molto distante dal centro di Malaga, ma poi dov’è il bello dell’avventura? La città è un incanto e volevo già scoprirla tutta!
  4. L’appartamento: beh dire che qui hanno un gran gusto architettonico è un po’ difficile, perlomeno fin quando non vedi le ville con vista mozzafiato di Limonar, la Orange County di Malaga. Il mio appartamento, però, è lontano mille miglia da queste ultime, in un quartiere tranquillo, ma al settimo piano di un palazzone con tende verde sala operatoria: ho pensato subito di non potermi mai abituare a vivere da sola qui! Ma in fondo, come per molte altre cose, mi sbagliavo.

È che in realtà all’inizio tutto ti sembra grigio, un volo pieno di difficoltà e vuoti d’aria: vuoti come la tua famiglia, il tuo compagno, il tuo appartamentino accogliente e la tua noiosa ma familiare quotidianità. Poi però a compensare tutto entra in gioco la curiosità, che insieme al coraggio, ti fa vedere tutte le più belle sfumature di un’esperienza unica.

Fase 2: le sfumature. Lavoro e amicizie

Così ho iniziato a cogliere a poco a poco le sfumature, per godermi giorno per giorno tutto ciò che questa terra poteva offrirmi.

  1. I fiori: come non poter vedere, oltre quei palazzoni, i tanti fiori dell’Andalusia? Ibiscus, buganville e la tipica “bisnaga” malaguense riempiono con i loro profumi e colori i vicoli, i viali e un lungomare sempre in fermento. Certo, io ho scelto l’estate, quindi non poteva essere altrimenti! Ma Malaga è davvero una città vivace e allegra anche il resto dell’anno!
  2. Il lavoro: ogni giornata è stata una scoperta, come sempre quando ne inizi uno nuovo, ma al Museo Interattivo della Musica di Malaga di più! Ho scelto il MIMMA perché, dopo il corso di Visual and Arts Management, mi sono letteralmente innamorata del Cultural Management e soprattutto della nuova concezione di musei partecipativi e interattivi, ma vivere di persona tutto questo è stato molto formativo! Qualunque cosa qui si è rivelata molto più di quello che mi aspettavo: strumenti d’ogni epoca e parte del mondo, sale di colore rosso dove sui muri c’è scritto “Please Play”, invece del solito “Vietato toccare!”, laboratori didattici per bambini, visite guidate creative e interattive, workshop, cuentacuentos musicali e poi l’imperdibile spettacolo di flamenco, che ho avuto la fortuna di allestire e ammirare quotidianamente!
  3. I colleghi e i visitatori: gli aspetti che porterò più nel cuore sono due, che mai ho avuto la fortuna di trovare contemporaneamente su un posto di lavoro e in una città: la gentilezza e multi-etnicità dei clienti e la disponibilità e armonia dei miei colleghi! Avere la fortuna di parlare 4 lingue diverse nel giro di 10 minuti e trovare lo stesso spirito di gruppo, professionalità e sorriso in persone provenienti da Paesi e culture differenti, ha confermato il mio animo cosmopolita e rafforzato la speranza di lavorare un giorno in pianta stabile in un ambiente così, perché esiste!
  4. L’amicizia: ovviamente con la maggior parte dei miei colleghi è nata anche una splendida amicizia, perché ognuno di loro, a suo modo, mi ha regalato un pezzettino del suo cuore. In particolare non posso non menzionare Anna, la mia attuale compagna di “piso” polacca, una ragazza che ha condiviso dal primo giorno il mio stesso percorso, scegliendo di iniziare al MIMMA proprio il 19 luglio come me, con le mie stesse “ansie da bagaglio” e una dolcezza infinita che ricorderò per sempre!

Fase 3: l’Andalusia. Città e cibo

Come non parlare della cucina andalusa? Questa esperienza si è rivelata una continua scoperta di nuovi luoghi dove mangiare. Il risultato sul mio fisico, già non proprio esile, te lo lascio immaginare, anche se ho sempre camminato molto tra i parchi e i vicoletti che non volevo assolutamente perdermi!

Questo angolo di paradiso spagnolo, come si sa, è la patria delle tapas. I ristorantini e le taperie riempiono le strade di Malaga, Siviglia e Granada di un’allegria fuori dal normale. Sono davvero luoghi di culto, dove turisti e locali amano passare serate tra queste razioni di jamón iberico, insalata russa, gamberi in salse varie (i miei preferiti al pil-pil) e naturalmente cerveza di ogni formato, colore e sapore!

Ho assaggiato anche i famosissimi, frittissimi e “leggerissimi” churros, durante una fresca giornata di soli 40 gradi, inzuppati in un’altrettanto piacevole cioccolata calda! Grazie ai miei colleghi Alba e Pedro per avermi ricordato che nemmeno in piena estate, so resistere agli zuccheri! 🙂

Delle città che ho visitato sarebbe difficile descrivere tutto con poche parole o immagini, come in una semplice cartolina con la foto del monumento più importante: vorrei solo raccontarti in breve quelle che mi sono rimaste nel cuore e che sono assolutamente imperdibili se decidi di venire in Andalusia.

  • Malaga: è la città che mi ha ospitato per due mesi e che ho imparato ad amare in ogni sua eccezionale bellezza o difetto. Tra le bellezze non posso non menzionare la spiaggia cittadina de la Malagueta (non pulitissima, ma sempre vitale) e Muelle Uno, il moderno e curatissimo quartiere del porto, con negozietti e localini che affacciano sul molo e sulla baia; le stradine del quartiere di Soho e calle Beatas, la via dove si trova il museo; calle Larios, la via dello shopping e plaza de la Constituciòn, il nucleo principale del centro storico. Per i difetti l’unico aspetto che davvero non mi mancherà è questo cattivo odore che si sente nelle strade, in realtà in molte città spagnole, dove fa sempre tanto caldo e ci vivono tante ma tante persone. Comunque, se ti capita di venire a Malaga, non perderti La Feria, il periodo più folle, divertente e colorato della città! La settimana di Ferragosto le strade si riempiono di festoni e persone vestite in abiti tipici gitani sopra bellissimi e addobbatissimi cavalli. Io consiglio la Feria tradizionale, che si sviluppa fuori città all’interno del centro fieristico all’aperto del Real, perché quella del centro storico è ormai diventata solo un “bottellòn”, dove si beve per le strade e e si fanno corride in Plaza de Toros (per entrambi i motivi, io infatti non l’ho apprezzata).
  • Nerja: è una cittadina tutta bianca e adorabile a una cinquantina di minuti di auto da Malaga, direzione Almeria, con spiagge di sabbia scura nascoste fra alte scogliere e mare cristallino, dove ti sembra di vedere un po’ della nostra Puglia o dei paesini della Calabria.
  • Cadice: è una città araba e quasi tutta bianca, dove si respira un’aria (calda naturalmente!) di multiculturalità e quasi sembra di non essere più in Spagna! Io ho visitato anche le spiagge di Bolonia e Azhara de los Atunes, che sono famosissime e selvagge, ma che personalmente ho trovato troppo ventose, anche se infinite e con tramonti mozzafiato. Per gli spagnoli sono il top, ma io non consiglio di fare tutti quei km se parti da Malaga, a meno che non sei appassionato di surf!
  • Granada: ha un fascino difficile da spiegare, è tutta raccolta all’interno delle mura e vive di vita propria, soprattutto d’inverno con i moltissimi universitari Erasmus che ci studiano. Io non sono stata all’Alhambra, il palazzo-città musulmano che rappresenta uno dei più visitati monumenti di Spagna, ma la cattedrale, in cui sono entrata, è proprio imperdibile!
  • Siviglia: è assolutamente la mia preferita e detiene meritatamente il ruolo di capitale dell’Andalusia. Siviglia è magica, regale, maestosa, ordinata, ricca di storia e di cultura ed entrare al Real Alcazar è stata una delle esperienze turistiche credo più entusiasmanti della mia vita. Senza parlare della unicità e bellezza di Plaza de Espana…andare per credere!

Fase 4: la “despedida”. Malinconia e gioia nel cuore

Qui si definisce despedida ogni saluto riferito alla fine di qualcosa: quando vai via da un posto, quando ti sposi (la “despedida de soltera” per esempio è l’addio al nubilato), in ogni caso è la parola più adatta a descrivere la fine di questa esperienza. Per loro non è un termine negativo, né assoluto o associato ad un “per sempre”, ma ogni volta legato (come molte altre cose) a un’occasione per festeggiare.

E così mi ritrovo questa sera a festeggiare, davanti ad un bel piatto di pasta italiana (cucinata naturalmente da me), assieme ai miei colleghi e compagni di avventure, di lavoro e di sorrisi. Perlopiù ragazze spagnole, bulgare e polacche che hanno condiviso con me questa splendida avventura, questo lavoro che tanto mi ha formato e che ho amato e questa terra che lasciarla è davvero una malinconia, ma che porterò sempre nel cuore perché, anche nei momenti più bui o di solitudine, mi ha sempre abbracciato e insegnato a sorridere.

 

 

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