Tiziano Russo: giovane e promettente regista italiano

Oggi è con noi Tiziano Russo, un regista salentino dall’originale cifra stilistica. Giovanissimo e già con un curriculum vasto e ricco di nomi importanti. Per conoscere meglio il suo mondo fatto di immagini lo abbiamo intervistato.

regista, videomaker, cinemaCome ti sei avvicinato all’attività di regista e video maker? C’è stato un evento particolare che ti ha spinto in questa direzione?

Collezionavo VHS, una collana del corriere della sera, erano le ultime in circolazione ormai, iniziavano a palesarsi i DVD. Spendevo i pomeriggi a guardare i film, anziché studiare. Automaticamente mi ritrovai a finire il liceo e ad avere le idee chiare. Volevo studiare cinema e trasferirmi a Roma.

Da quanto tempo lavori in questo campo?

Lavoro da 10 anni in questo campo. Ho iniziato come assistente alla regia su alcuni set  e come regista di cortometraggi. Durante la lavorazione di un film mi trovai con Giuliano Sangiorgi sul set, che mi volle come regista del tour europeo. Da li ho iniziato a ritrovarmi assiduamente nel mondo musicale. Il passo successivo era inevitabile, molti videoclip musicali e grande sfogo alla creatività. Quella dei videoclip è un arte libera e sincera.

Qual’è la tua formazione?

Ho studiato cinema alla sapienza a Roma, ma consiglio vivamente di avere una doppia vita agli inizi. Studio e lavoro, studio e sperimentazione, studio e ricerca. Tutto, anche oltre lo studio, è la vera formazione.

La cosa più bella del tuo lavoro? E la più difficile?

La cosa più bella è la più difficile ed è la libertà creativa. Bella perchè è uno spazio di immaginazione infinito, e di vita con se stessi. Difficile essere liberi quando si presentano lavori commissionati. La commissione è una privazione a volte, altre è una prova da superare, e fa anche bene. ma privarsi della libertà è sempre difficile

Quali sono le skills fondamentali in questo tipo di professione?

Le skills sono molteplici, ma forse la migliore e inevitabile è quella di avere un proprio e personale modo di osservare. Avere uno stile, una personalità, un coraggio. Ecco definirei il coraggio come capacità principale. Il coraggio ti porta avanti, ti da forza. E in questo mestiere bisogna averne molto. Il coraggio apre le strade della sicurezza, e regala storie eterne.

Nonostante la tua giovane età, hai tante collaborazioni importanti all’attivo (Negramaro, La Rua, Mina, Boosta, Biagio Antonacci, Gabbani, Chiara, Dardust) come hai fatto a farti notare all’inizio?

Ho iniziato da subito, questo ha aiutato molto. Ho voluto fin da subito proporre le mie idee, le mie storie. Sin dal primo video. Questo a volte nel panorama italiano viene osservato e apprezzato. Nel mio caso è stato così, e sono felice di questo. Un consiglio è quello di non restare fermi mai, anche quando si ha tempo libero. Credo nel lavoro costante, nella dedizione spassionata per l’arte.

Quali sono i tuoi “maestri” e le tue “muse”?

Ho sempre stimato Polanski e i registi estremi. Come Pasolini, Fellini, Refn o Haneke  per ultimi. I registi che hanno rivoluzionato il linguaggio cinematografico narrativamente e fotograficamente. Trovare il limite e raccontarlo semplicemente. I registi che ho citato lo hanno saputo fare. Che forza.

Puoi anticiparci qualche collaborazione di cui vedremo a breve i frutti?

Uscirà a breve il mio nuovo cortometraggio “L’uomo proibito”, che ha come protagonista Chiara Martegiani, protagonista del nuovo film di Valerio Mastandrea. E’ un lavoro a cui tengo molto e non vedo l’ora di farvelo vedere.

Hai dei progetti paralleli in corso?

Ho avuto modo a settembre di curare la regia per uno spettacolo teatrale/musicale con Boosta e Violante Placido. Un omaggio a Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni. Un lavoro nuovo, dove mi sono messo in gioco completamente. UNa nuova forma d’arte dove teatro musica e cinema si sono unite perfettamente. Spero di ripetere lo spettacolo con un tour il prossimo inverno.

Cosa consiglieresti a chi si vuole approcciare a questo mestiere?

Consiglio di vivere quotidianamente di questo, e di continuare a scrivere, anche per se stessi. Vivere di questo significa “pensare”, dedicare le giornate a costruire la propria direzione, e individuare il personale stile

Vuoi sapere di più sul mondo del cinema? Leggi l’intervista a Mattia Paone qui

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