Tirocinio curriculare: l’esperienza di una studentessa di Unite

Il tirocinio curriculare è un’esperienza formativa che uno studente svolge in una struttura convenzionata con l’Università per conoscere direttamente il mondo del lavoro e con lo scopo “di realizzare momenti di alternanza fra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro“. Curioso di conoscere la mia esperienza?

Dal punto di vista dello studente il tirocinio curriculare può avere più finalità:

  • orientativa, che mira prevalentemente a far conoscere la realtà del mondo del lavoro tramite contatto diretto;
  • formativa, che permette di approfondire, verificare ed ampliare l’apprendimento ricevuto dal corso di laurea.

Dal punto di vista dell’azienda, il tirocinio costituisce una vantaggiosa opportunità di scambio con ragazzi portatori di conoscenze scientifiche aggiornate e un’opportunità per formare “giovani talenti” da inserire eventualmente in pianta stabile nel proprio organico.

Come ho scelto il mio tirocinio curriculare?

L’esperienza del tirocinio è l’aspetto più professionalizzante di un corso di laurea, ma anche quello più emozionante.

Il primo problema da affrontare in un tirocinio è la paura di non essere in grado di lavorare in un’azienda. Ti garantisco che non ci si sente mai pronti al 100% per il mondo del lavoro. A tal proposito, ti consiglio di leggere l’articolo sul mondo del lavoro che potrà aiutarti a superare le tue paure con alcuni consigli.

Tornando a me, la mia esperienza di tirocinio è iniziata con un traineeship in Spagna e, tramite l’università spagnola della città in cui ero ospite, sono entrata in contatto con le aziende convenzionate.

Ho scelto l’azienda in cui avrei fatto il mio primo tirocinio curriculare basandomi su un unico fattore: quello emotivo.

Non sapevo realmente quale sarebbe stato il mio contributo da studente. Quindi ho scelto un’azienda nuova, una Start-up di giovani imprenditori nell’ambito del marketing e dell’e-commerce, che rispecchiava il mio interesse.

L’azienda, da descrizione, si presentava così: “Siamo una piccola marca, minuscola ma forte. Abbiamo orizzonti di pensiero aperti e siamo irriverenti. Con noi collaborano giovani e disegnatori anarchici, fotografi e artisti.”

Sicura della mia scelta, ho mandato il curriculum. Quando mi hanno chiamato per il colloquio, ho dovuto affrontare altri due problemi.

Cosa indossare al colloquio? E il colloquio come si svolge?

Ho optato per un abbigliamento casual, ma elegante: camicia, pantaloni e scarpe sportive. In fondo l’azienda si presentava con un carattere frizzante. Ero certa che presentarmi con giacca e tacchi sarebbe stata una scelta sbagliata.

Il colloquio si è basato principalmente sulle competenze acquisite in università. Non è stato terribile come pensavo anzi, sono riusciti a mettermi a mio agio e hanno apprezzato il mio curriculum.

Il giorno dopo il colloquio ho ricevuto la chiamata dalla “Thunderslove” che mi confermava come tirocinante. Ho iniziato a lavorare una settimana dopo la conferma: la start-up in questione, con sede a Pontevedra, si occupa della personalizzazione e rivendita al pubblico di calzini di nicchia per la “cultura urbana”, un progetto aperto e partecipativo, con continue collaborazioni con artisti e disegnatori.

Ed è proprio questo che ha reso costruttivo il mio tirocinio lì: la continua innovazione e personalizzazione rende il prodotto unico nel suo genere e accattivante agli occhi degli anticonformisti, nonostante il prezzo elevato dell’articolo.

Di cosa mi sono occupata durante il tirocinio?

Il continuo confronto con ideatori e collaboratori della Thunderslove non mi ha mai fatta sentire incapace. L’azienda ha valutato con attenzione tutte le idee da me proposte, applicando alcune delle più rilevanti dopo attenti studi di mercato.

Ho contribuito con tutte le mie conoscenze, sentendomi sempre all’altezza della situazione.

Nella stessa giornata lavorativa l’ambito della comunicazione di cui mi occupavo cambiava in maniera frenetica: fotografia, social media, digital strategy, SEO, grafica, ricerche di mercato, acquisto di materiale, gestione mail, analisi dei competitors, gestione degli ordini, ingaggio di influencer… e anche imbianchina!

Attraverso le varie collaborazioni ho consolidato le mie competenze che prima erano solo teoriche. Ho imparato moltissime cose grazie a questa esperienza.

Anche se imbiancare l’ufficio non è stato semplice!

Tirocinio: esperienza negativa o positiva?

La mia esperienza, in particolare grazie al contatto con molti creativi, ha reso il lavoro molto più originale e dinamico. Ogni giorno ho imparato qualcosa di nuovo e ogni giorno mi sono confrontata e ho cooperato con persone molto diverse fra loro.

In conclusione posso affermare che il periodo del tirocinio è stato positivo in quanto mi ha permesso di acquisire un bagaglio culturale diverso da quello che ti lasciano i libri in sé. Solo attraverso l’esperienza quotidiana e continuativa puoi imparare.

Alla fine dei sei mesi di tirocinio sono tornata in Italia davvero soddisfatta e con un paio di calzini nella valigia, con la promessa che sarei tornata in Spagna per collaborare di nuovo con loro, magari dopo la laurea.

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