Terremoto in Abruzzo: cosa non posso dimenticare

Il Terremoto del 30 Ottobre 2016 è stato uno di quegli eventi che non posso dimenticare. Non è una di quelle date che segneresti sul calendario ma, per me, è stato ugualmente significativo. Ti racconto cosa ho imparato dal terremoto in Abruzzo.

Ricordo ancora quando sono stato svegliato dalla terra che tremava, i giorni precedenti non mi avevano insegnato niente. Non riuscivo a fare niente, mentre tutto si muoveva io ero immobile. Il terremoto, il terremoto un’altra volta! Un cataclisma inarrestabile, un terremoto in Abruzzo e in tutto il centro Italia.

Le settimane prima

Il terremoto ci ha accompagnato durante tutto il 2016: ad agosto Amatrice era stata praticamente rasa al suolo. Qualche giorno prima c’era stata un’altra scossa ancora e tutti noi vivevamo nell’angoscia. Quando accadrà un’altra volta? Siamo sicuri in casa? Credo che ogni studente e ogni teramano pensasse questo mentre con la mano reggeva lo smartphone fisso sul sito di INGV. Nelle settimane prima il terremoto del 30 ottobre avevamo nel nostro immaginario un paesino distrutto, un campanile in bilico e l’idea che potesse capitare di nuovo. Non sapere dove e quando era estenuante ma allo stesso tempo non ci bloccava, le scosse ci avevano effettivamente smosso ed è stata quella mattina a farci capire che sarebbe stato un inverno molto particolare.

Le settimane dopo

Le settimane successive la stessa collettività si è mossa per aiutare chiunque avesse bisogno. Non sapevamo che quell’inverno avremmo dovuto sopportare un clima più duro. Chi di noi avrebbe immaginato che al terremoto si sarebbe unita la neve? Qualcuno, qualche mese dopo, avrebbe mostrato come sui social può nascondersi la malizia, ma come ci si può rialzare e farsi forza a vicenda. Gli avvenimenti successivi non avrebbero fatto altro che rafforzare l’idea di noi che avevamo dato per scontato. Ricordo come mi sentivo nello stare davanti ad una stufetta a legna, senza acqua ed elettricità. Ricordo com’era studiare a lume di candela con un freddo che ti penetra nelle ossa e la sensazione di torpore quando arrivava la scossa. Non potevo crederci, non volevo crederci e adesso?

La mattina del Terremoto

Quella mattina ero ancora nel mio letto quando la terra ha deciso di muoversi. Il mio telefono e la mia bacheca di Facebook sono letteralmente impazzite e continuavano ad arrivarmi notifiche. Era forte, tremendamente forte quella scossa, e non potevo fare a meno di pensare che fosse, anche, incredibilmente vicina. Lo scatto che mi aveva fatto svegliare non mi aveva mobilitato abbastanza. Sapevo che dovevo trovare un riparo per la mia testa, la scrivania davanti al mio letto era il luogo ideale, eppure non riuscivo ad arrivarci. Ogni singolo muscolo del mio corpo tremava per il terremoto e per la paura. Mi era già capitato di vivere questa esperienza da sveglio, correndo sotto l’arcata della porta o nascondendomi sotto un tavolino. Svegliarmi nella paura è stata una sensazione che ho deciso di ricordare.

Cosa ho dovuto imparare

I giorni successivi al terremoto in Abruzzo sono stati quelli che mi hanno fatto capire che ero, anzi che eravamo, tremendamente impreparati ad affrontare tutto ciò. Nonostante quello successo il 6 aprile e il 24 agosto, ancora una volta avevo deciso di convivere con il terremoto senza farmi troppi problemi. Abitare in una zona sismica, però, non vuol dire arrendersi all’inevitabile, non vuol dire essere schiavi degli eventi. Non riuscivo a pensare solo a me stesso, pensavo a tutti quelli che nei mesi successivi avrebbero dovuto dormire in tenda, a quelli che, ancora dentro alcune abitazioni, avevano lo zainetto pronto per la fuga. Ma non si può fuggire la paura, la si può solo affrontare e io ho imparato questo.

Non è prepararsi al peggio o pensare all’inevitabile, è organizzarsi per vivere e per gestire le difficoltà insieme. Anche quando la terra trema ho ricordato che nel nostro letto e nelle stanze a fianco c’è qualcuno che proteggiamo e che ci protegge. Nelle case vicine c’è qualcuno che vive la nostra stessa esperienza e che può aiutarci e noi possiamo aiutare lui.

Cosa devi ricordare in caso di terremoto in Abruzzo

Dovrai sempre ricordare che hai scelto di vivere in Abruzzo, che sia per studio, per lavoro o semplicemente per passione. Hai scelto una regione che nasconde in sé il tutto e questo è sia positivo che negativo. Nasconde in sé anche qualcosa di voi che ti ha aiutato a crescere e ti aiuterà ancora. Anche quando la terra trema e il tuo primo pensiero è quello di salvarti la pelle, il mondo ti ricorda che non sei solo.

Se ripenso a quei giorni io non ricordo solo la terra che trema e la mia paura. Ricordo i miei amici che a piazza San Francesco, tra una distesa di macchine, con la chitarra cantano per scaldarsi. Non dimentico le ragazze del piano di sotto che, passata la paura, ci ospitano per prendere un tè caldo a casa loro. So, dentro di me, che non sono il solo ad aver paura, ma che la vita non resta immobile durante un terremoto.

Se ti ha emozionato il racconto di Stefano che ha vissuto il terremoto in Abruzzo in prima persona e senza mai sentirsi solo, dovresti leggere anche l’esperienza di chi, da un’altra regione, sceglie di studiare a Teramo.

 

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