Sara e il sogno del reporting: occhi aperti sul mondo.

Sara Santoleri, primo anno di Scienze della Comunicazione, si distingue per questi occhiali un po’ alla John Lennon e per lo stile frizzante che porta con sé, con la sua fedele macchina fotografica sempre a portata di scatto. Nonostante la giovane età, si dimentica spesso anche i fatti più recenti, ma stavolta, con la scusa di un buon bicchiere di vino, sono riuscita a rubargli un’intervista in cui abbiamo parlato dei suoi tanti interessi, tra cui ovviamente il sogno di fare reporting.

Per partire con il piede giusto, quali sono le ragioni per cui hai preferito Scom ad altre facoltà?

Sicuramente una spinta a scegliere Scom mi è stata data dalla grande passione che ho per il giornalismo: mi è sempre piaciuto scrivere e inizialmente, proprio per questo motivo, per un anno, ho frequentato la facoltà di lettere. Solo dopo ho capito che, per entrare nel campo giornalistico, avevo bisogno di qualcosa di più pragmatico. A questo punto la mia scelta è ricaduta su Scienze della Comunicazione, una facoltà moderna e soprattutto in linea con i tempi.

Ritieni sia utile e proficuo sperimentare una vera esperienza di studio all’estero?

Assolutamente sì. A settembre partirò in Erasmus a Lisbona e credo che sarà l’esperienza che mi aprirà mille altre porte; adoro viaggiare, infatti se dovessi scegliere un tipo di reporting in cui specializzarmi, conoscendomi, preferirei sicuramente uno antropologico, qualcosa che preveda contatto con persone e culture diverse. Per questo spero di poter lavorare un giorno anche in paesi sottosviluppati e zone di guerra; credo sia importante sapere che la realtà non è solo quella che vediamo, ma che lì fuori c’è molto altro ancora da scoprire.

Parlaci dei tuoi interessi: con cosa ti tieni impegnata oltre la scrittura?

Io adoro il ballo e paradossalmente, una volta finita la scuola, ero convinta che avrei continuato a ballare senza continuare gli studi. Poi però, ho cominciato ad interessarmi sempre più al reporting e anche alla fotografia, che ora è una delle mie tante passioni. Diciamo che ho iniziato a capire quanto effettivamente mi sarebbe piaciuto entrare a far parte di questo mondo.

A proposito del reporting, ritieni possa essere un mestiere ormai sottovalutato?

Non credo sia sottovalutato, anzi, alla gente piace e piacerà sempre sapere cosa succede nel mondo ed è fondamentale per tenersi informati. Rispetto al passato di certo sta evolvendo, ma Scienze della Comunicazione è importante anche per questo, essendo rapportata alla digitalizzazione e alla comunicazione virtuale; perciò, il reporting e il fotogiornalismo non stanno morendo ma stanno solo cambiando con i tempi.

Per concludere, raccontami un episodio della tua vita che ti ha fatto capire quale sarebbe stato il tuo percorso.

Più che un episodio è stato un processo graduale che mi ha aperto gli occhi. Sono una persona molto sensibile e per questo ho iniziato a provare un forte senso di rabbia riguardo il problema migratorio in Italia. La rabbia non era solo verso coloro che non capiscono che queste persone non hanno avuto la nostra fortuna, non vengono a togliere nulla a nessuno, ma soprattutto per le condizioni che devono sopportare. Questo sentimento si è trasformato in uno stimolo, una spinta a non stare ferma ma agire contro l’ingiustizia, qualcosa come il reporting che possa diventare anche un’arte.

Sei interesato al lavoro di Sara?

Qui su questo blog abbiamo la fortuna di avere un articolo scritto da questa futura reporter!

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