Mondo del lavoro: paura, traguardo o ripartenza?

Entrare nel mondo del lavoro è forse una delle più grandi paure di ogni universitario. In questo articolo ti aiuterò a superarla, raccontandoti la mia esperienza, che mi ha riportato ad essere uno studente come te!

La paura del cambiamento credo sia una delle poche cose che accomuna lo studente modello a quello che io chiamo l’universitario per sbaglio. Tutti, anche se in modi diversi, ci siamo almeno una volta turbati quando qualcuno ci ha chiesto: “e ora che lavoro vorresti fare?” Io in primis ho vissuto una piccola crisi, eppure quando mi sono ritrovata di nuovo nelle aule universitarie è stato anche peggio. Con questo non voglio spaventarti, ma anzi svelarti come superare le paure legate al mondo del lavoro e perché lavorare non significa in realtà smettere di studiare.

Dall’università al mondo del lavoro: salto nel vuoto?

Ti sei mai chiesto cosa farai tolta la tua bella coroncina di alloro e superato lo shock delle foto con i parenti? Forse si, o forse ancora no, eppure finiti i festeggiamenti, potresti avere la tua prima crisi esistenziale.

Trovarti a passare dalla grande famiglia dell’Unite alla sconosciuta categoria dei lavoratori, o peggio, dei cercatori di lavoro non sarà semplice, ma di sicuro formativo. Perché cercare lavoro è esso stesso un lavoro, lo sapevi? Quindi diciamo che a quel punto la tua prima esperienza un po’ l’avrai già fatta. Non temere, ordinaria amministrazione, che potrai risolvere grazie ad alcuni piccoli consigli. Mi sento di darteli semplicemente perché già ci sono passata, e neppure troppo poco tempo fa. Mi ricordo benissimo, però, quali sensazioni mi hanno accompagnato nei primi mesi dopo la laurea triennale in Scienze della Comunicazione.

La prima domanda che ti verrà in mente sarà: “e ora da dove inizio?”. E, a meno che tu non abbia un futuro nell’azienda di famiglia o un professore a farti da Cicerone, ti sentirai così confuso da non sapere neppure come cercare il sito di un’agenzia interinale. Invece è da qui che ti consiglio di partire. Ovvio, sto dando per scontato che tu abbia già un curriculum, perché questo è il punto zero.
Quando è toccato a me ricordo che il mio sogno era di continuare gli studi. La tesi sulle pubbliche relazioni nella moda era stata illuminante: volevo diventare fashion journalist e sedermi in prima fila alle sfilate di Chanel. Non mi sono iscritta subito alla magistrale, perché mi sono laureata a dicembre e non volevo perdere un semestre; allo stesso tempo, però, volevo fare la mia prima esperienza di lavoro. Il mondo delle agenzie pubblicitarie mi sembrava il più indicato per aprirmi alle pubbliche relazioni, ma il mio obiettivo restava lo stesso per settembre. Invece da quel giorno sono passati 8 anni di lavoro e vari contratti nella mia vita, anche se il desiderio di specializzarmi è tornato oggi, più forte di prima.

Come avrai notato, io ho scelto di non inviare il curriculum ai centri per l’impiego o alle aziende. Non volevo aspettare di essere chiamata, preferivo andare di persona a presentarmi, a farmi trovare.
Lo so che a questo punto ti starai chiedendo se davvero ti consiglio di stamparti un pacco di curricula e di girovagare in cerca di un lavoro. No, tranquillo, voglio ricordarti che sto parlando di 8 anni fa! Oggi non è più così e forse, prima ancora di iscriverti sui siti di recruiting o addirittura scrivere il curriculum, il mio consiglio è di imparare a gestire i tuoi profili social. Le tue pagine Facebook e Linkedin saranno le chiavi di accesso al lavoro, perché ti daranno la grande opportunità di presentarti gratuitamente al mondo. Dovrai solo usare creatività, discrezione e intelligenza comodamente seduto sul divano di casa tua. La potenza dei social network è il plus che io non avevo e che ti evita la paura di tante porte in faccia. A tal proposito ti invito a leggere questo articolo: “Social Recruiting. il curriculum vitae non basta più” del consulente e formatore di Digital Marketing Giuseppe Luca Propato, che ritengo chiaro e illuminante.

L’ultimo consiglio che mi sento di darti è quello di buttarti. Mettiti alla prova, fai esperienza, anche se ti senti confuso e disorientato. Il tempo farà la sua parte. Potrai sbagliare, ma ti servirà a imparare a scegliere e non più a farti scegliere. Non fermarti, cerca, reinventati ogni giorno e affronta i tuoi primi colloqui. Solo così potrai rompere la parete di ghiaccio che separa l’università dal mondo del lavoro che oggi ti sembra invalicabile.

Il primo colloquio: il viaggio della speranza

L’idea del primo colloquio di lavoro è un po’ come il viaggio della speranza.
Quel giorno in cui il telefono squilla e ti danno appuntamento in via della Radura (che già il nome ti fa pensare ad un film di Spielberg) per le 10.30 del giovedì seguente, le mani iniziano a sudare e puff: come per magia vorresti ritrovarti già alla sera del giovedì di fronte alla tua serie TV preferita.
A cosa mi riferisco? La settimana prima del colloquio è un mix di emozione, tensione e paura, ma ti assicuro che è indimenticabile. E non temere, tutto si sblocca quando ti siedi di fronte al cosiddetto selezionatore! Perché? Perché sei talmente concentrato a ricordarti anche solo come ti chiami che il tremolio passa, le mani non ti sudano più e sul tuo viso splende il sorriso. Hai finalmente superato la prima fase!
Se non sarai scelto non scoraggiarti, avrai vinto comunque una sfida con te stesso. Non sarai caduto entrando nell’ufficio delle risorse umane, la tua stretta di mano sarà stata non troppo stretta né troppo debole e sarai pronto ad affrontare tutti gli altri colloqui.

Io ricordo che dopo il primo colloquio per organizzare eventi in una agenzia di comunicazione, mi sono ritrovata a vendere servizi pubblicitari porta a porta. Poi a fare l’addetta vendite in un negozio di telefonia, mentre con l’attestato da Wedding Planner speravo di organizzare matrimoni, dopo aver abbandonato l’idea di scrivere di moda.
Solo dopo 5 anni, e una serie di colloqui, sono arrivata a quello che credevo il lavoro della vita: responsabile commerciale e marketing per un’azienda di cosmesi professionale. Eppure non è stato questo il definitivo traguardo e nemmeno il punto di partenza per un nuovo lavoro, ma solo il biglietto per quello che io chiamo il viaggio di ritorno. Il ritorno alla vita universitaria.

Riscriversi all’università: il viaggio di ritorno

Dopo anni di lavoro in cui credi di aver superato tanti ostacoli, eccoti qui che ti ritrovi a varcare la porta di quella università dove avevi persino lasciato da anni la copia in originale del certificato di laurea. Il certificato che mamma ti chiedeva disperatamente per il quadretto con la cornice ormai impolverata.
Non a te, questa sono io, questa è la mia esperienza. Eppure potrebbe essere anche la tua, per scelta.
Io ho scelto di rimettermi in gioco, dopo anni nel mondo del lavoro, per aggiornarmi sulla comunicazione ed essere più preparata agli occhi delle aziende delle quali oggi spero di varcare la soglia.
Otto anni fa gli strumenti di marketing e i mezzi di comunicazione erano completamente diversi. Il digital branding era solo agli albori e fare social media marketing poteva tranquillamente significare incrociare profili compatibili su Facebook. Avevo bisogno di aggiornarmi e per questo mi sono iscritta alla laurea specialistica in lingua inglese in Management and Business Communication.

Il mio consiglio in questo caso qual è? Quello di non smettere mai di avere sete di conoscenza, di non credere che lavoro faccia rima con traguardo, di comprare a volte un biglietto di ritorno verso casa.
La mia casa è l’Università degli studi di Teramo, dove oggi sono una studentessa più matura e consapevole, sempre con la stessa voglia di formarmi e con l’umiltà di rimettermi in gioco.
Ho avuto paura di cambiare? Si.
Mi sono sentita di tornare indietro? Si.
Oggi dopo 8 mesi la penso allo stesso modo? No!
Non c’è età per mettersi in discussione e ammettere di avere ancora tanto da imparare.

Perciò non aver paura di studiare né di buttarti nel mondo del lavoro. I due mondi sono complementari e possono essere allo stesso modo familiari. La vita è fatta di traguardi e ripartenze. Ma se hai voglia di viaggiare, zaino in spalla e parti alla scoperta del mondo. Soprattutto se sai di avere sempre una casa in cui tornare.

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