Mobilità Internazionale, da Teramo in Russia: la San Pietroburgo di Paola Costantini

Come possiamo immaginare un’esperienza di mobilità internazionale in  Russia? Non serve tanta immaginazione quando persone come Paola Costantini possono raccontarti il loro viaggio all’interno di un vecchio mondo da scoprire.

Questo articolo sarà un altro viaggio nei ricordi di San Pietroburgo, un navigare nei canali sensoriali dell’esperienza dal fiume Neva al freddo che si prova nel tornare a casa. Cosa si aspettava Paola e cosa aspetti tu?

Com’è stata la tua mobilità internazionale in Russia?

La mia esperienza di mobilità internazionale in Russia, a San Pietroburgo, è stata semplicemente fantastica! Per me è stata la prima esperienza all’estero e ovviamente i timori e le incertezze erano tante. Soprattutto perché la Russia è una realtà culturalmente non proprio vicina alla nostra e le difficoltà non sono state poche, a cominciare dalla procedura per ottenere i visti d’ingresso. Tirando le somme, posso dire che è stata sicuramente un’esperienza positiva, che mi ha arricchita moltissimo e che rifarei altre cento volte.

Che tipo di città è San Pietroburgo?

San Pietroburgo è una città bellissima, di cui è impossibile non innamorarsi. Ricca di musei, cattedrali, parchi, palazzi. È considerata essere la “città più europea della Russia” e basta visitare altre città russe come Mosca per capire come San Pietroburgo sia più europea che russa. Complessivamente è una città tranquilla, pulita e affatto caotica; i trasporti pubblici sono molto efficienti ed è facile muoversi in città. Essendo costruita sulla foce del fiume Neva, la città è attraversata da innumerevoli canali, ai quali la città deve il suo soprannome di “Venezia del Nord”. Nonostante sia una città enorme, è accogliente e ci si ambienta fin da subito e dopo qualche giorno mi sembrava già di iniziare a sentirmi a casa.

Come sono i suoi cittadini?

Per quanto riguarda i cittadini, sono gentili e generosi. Ovviamente la loro cultura è diversa dalla nostra, così come le abitudini e all’inizio si può rimanere sorpresi da determinati comportamenti o modi di agire. Per esempio, una delle prime cose che ho notato è che è normale spintonare gli atri sulla metro o sui mezzi pubblici per farsi strada senza mai chiedere scusa, ma anche questo fa parte della loro cultura ed è normale comportarsi così. Agli occhi degli stranieri, potrebbe sembrare che i russi siano cupi e freddi perché sorridono di rado. In realtà, anche questo è un aspetto della loro cultura e vivendo a contatto con i russi si comprende che dietro l’apparenza “fredda”, si celano persone meravigliose.

Che esperienza hai fatto in Russia e quali sono i ricordi più belli?

Spesso mi ritrovo a scorrere le centinaia di fotografie scattate in quei cinque mesi, per rivivere, anche solo nei ricordi, i momenti più significativi della mia mobilità internazionale. Sicuramente, l’aspetto più bello di questo tipo di esperienza è il conoscere ragazzi/e provenienti da ogni parte del mondo e non dimenticherò mai le serate al dormitorio, trascorse cucinando e cantando insieme, o le lunghe pattinate sul ghiaccio e le passeggiate lungo la Neva. Tra i ricordi più belli ci sono sicuramente la gita a Mosca organizzata dall’università, il pomeriggio al palaghiaccio a tifare la squadra di hockey della città, il Capodanno in piazza, i pomeriggi passati a dar da mangiare agli scoiattoli al parco, le passeggiate sul mare ghiacciato e ovviamente il viaggio in Lapponia e al villaggio di Santa Claus.

Come definiresti il rapporto con una università straniera?

L’università di San Pietroburgo presso cui ho svolto la mobilità internazionale in Russia è la Saint-Petersburg State University of Economics. Il sistema universitario russo è molto diverso dal nostro, ma l’ambiente è molto stimolante: in aula vi sono molti dibattiti tra gli studenti sulle tematiche affrontante a lezione. Agli studenti è richiesto di scrivere papers e preparare presentazioni e lavori di gruppo da esporre davanti alla classe. All’inizio può sembrare molto difficile! Parlare in una lingua diversa dalla propria lingua madre, di fronte alla classe personalmente mi spaventava molto. Però devo dire che è un ottimo esercizio per acquistare sicurezza e fiducia in se stessi.

Cosa hai portato con te da questa esperienza?

Sicuramente posso dire di essere tornata a casa con un bagaglio di esperienze, emozioni, ricordi molto più grande di quello che avrei potuto immaginare quando ho messo piede per la prima volta in Russia. Ho portato con me le nuove amicizie nate in quei cinque mesi, ed anche la consapevolezza di essere cambiata. Con me è tornata anche la voglia di continuare a viaggiare e scoprire il mondo, conoscere nuove culture, lingue, tradizioni e Paesi.

E cosa hai lasciato a San Pietroburgo?

Ho lasciato una parte di cuore. È la città che mi ha accolta per un periodo della mia vita, la città della quale ho avuto la possibilità di scoprire le ricchezze e le bellezze, che ha fatto da sfondo alle nostre avventure. Spero di poter tornare presto a Peter (come la chiamano i russi), magari questa volta d’estate in modo da poter ammirare le famose notti bianche. Lì ho lasciato anche la paura di partire, quella paura che inevitabilmente ci assale prima di una partenza. Quando non si immagina ancora cosa ci aspetta una volta scesi dall’aereo, quella paura che ci pone davanti a mille interrogativi. Ebbene, posso affermare che questa esperienza ha cancellato ogni paura, e non vedo l’ora di partire per il prossimo Erasmus.

Raccomanderesti qualcosa a chi come te vuole partire?

Innanzitutto di non lasciarsi fermare dalle difficoltà che si incontrano nella preparazione del viaggio, e dalla paura di non essere all’altezza. Ho avuto modo di parlare con molti altri studenti dell’esperienza Erasmus e mi è capitato spesso di sentire “Mi piacerebbe molto partire, ma ho paura di non riuscire a fare amicizie, di trovarmi male, di avere difficoltà con la lingua, ecc..”. L’unica cosa che mi sento di dire è di buttarvi e di non lasciarvi sfuggire queste occasioni. Sono esperienze che cambiamo la vita!

Non solo mobilità internazionale, leggi anche le avventure all’estero di altri studenti Unite, come quella di Martina, partita per un Erasmus in Portogallo!

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