Mobilità in Brasile, l’esperienza di Luigi Esposito

Luigi Esposito racconta la sua esperienza, partito per la Mobilità in Brasile con un progetto Internazionale promosso dall’Università degli Studi di Teramo.

1. Luigi, cosa ti ha portato a scegliere la mobilità in Brasile,  tra le tante mete internazionali del bando?

Essenzialmente due cose: Theobroma e Anima Latina.

La prima, una ragione di vita per me: il cacao Theobroma, la divina pianta che ci offre appunto il cacao. Volevo studiarla, vederla, capire da vicino come fosse fatta; dare anima a tutte quelle pagine di libri sul tema e ore di lavoro ad immaginare la sua immensità che ho scoperto poi meravigliosa nella sua bellezza.

Anima Latina, forse il più bel lavoro di Lucio Battisti e la prima canzone appunto “Anima latina”, 7 minuti più o meno di musica che furono la colonna sonora del mio primo amore in un epoca che sembra così lontana. Forse la forza di prendere questa decisione di volare per 12 ore fino a Florianopolis deriva dalla voglia di trovare nuovi fili, verde e oro e mettere una toppa su certe ferite e continuare ad avere solo brividi positivi quando ascolto quell’LP. La Mobilità in  Brasile mi è servita per ricucirmi, per avere una nuova uniforme, sgargiante!

2. In che modo si è arricchito tuo bagaglio culturale?

Si è arricchito al punto che ho dovuto comprare un’altra valigia per mettere tutte le cose e ancor di più, il mio fidanzato deve spedirmi delle cose nei prossimi giorni!

Quel posto mi ha riempito il cuore, una pienezza che ho trovato nel guardare il tramonto in cima al Morro da Cruz, camminando a piedi nudi sul filo degli scogli a Praia Brava, insegnando ai ragazzi come fare una buona carbonara, mangiando tutto anche le cose più strane: frutti grandi e coloratissimi, pesce appena pescato e ostriche in tutti i modi, le migliori a Santo Antônio de Lisboa!

E poi sul lungomare, mano nella mano con chi ami, scoprendo che ha il tuo stesso nome ma in versione portoghese, scoprendo che ti somiglia. Sai, il Brasile è bello perché anche quando sei perso nei sentieri dell’anima tua che non sai risolvere, lì anche lì troverai qualcuno che ti guarderà sorridendo e esclamando dirà :”Opa! Tudo bom?”.

3. Cosa ti ha spinto a partire per un luogo lontano e sconosciuto?

Mi ha mosso la curiosità e pensare che nemmeno volevo partire!

Quando fu pubblicato quel bando ero appena uscito dalla scottante delusione di aver appreso di non riuscire a raggiungere il livello di Tedesco B2 richiesto dall’università viennese in cui volevo andare. Perciò avevo deciso di rimanere in Italia. Poi boom, uscita del bando, 2 mesi per fare tutto, per essere definitivamente esauriti. A quel punto era una sfida, presi il foglio con le mete da scegliere e solo una cosa mi venne in mente, quel verso della canzone “eu sou de ninguém, eu sou de todo mundo e todo mundo me quer bem! Eu sou de ninguém, eu sou de todo mundo e todo o mundo e meu também! Eu tô te querendo como ninguém”Bastò questo.

4. Come ti sei trovato in questa esperienza di Mobilità in Brasile?        

Benissimo! Vedi, il Brasile è un paese ricco di contrasti, sotto tutti i punti di vista. 

La città che mi ha ospitato, Florianòpolis, è un posto bellissimo, su un’isola che conta 42 spiagge. Ogni giorno c’è qualcosa di bellissimo da vedere e o “ci si accontenta” dello spettacolo della natura oppure si potrà scegliere tra le innumerevoli attività promosse nel centro storico. Il samba al mercado central, le varie ferinhas dove gli artigiani vendono qualsiasi cosa: dagli orecchini fatti di conchiglie agli oggetti di ceramica e poi frutta di ogni genere, forma e colore. La mia preferita? Tutte!! Ma facendo una classifica: goiaba, manga rosa e carambola.

Di fronte ad alcune cose lo spirito da futuro tecnologo alimentare rabbrividiva e non poco, ma in Brasile è tutto più facile come dice una grande donna, Mariella che mi sostiene dal primo giorno che ci siamo visti; e sembra essere più sopportabile il tutto anche il nostro continuo vedere batteri patogeni ovunque, si quieta.

Mi son trovato tanto bene che la casa che avrebbe dovuto ospitarmi per 10 giorni è diventata la mia base per tutta la mobilità in Brasile. Sono diventato a furor di popolo il papà adottivo di tutti: quello che faceva trovare la cena in tavola, che faceva qualche crostata alle mele e che Arthur amava in maniera esagerata. Era bellissimo, perché qualcosa di così semplice e bello, come cucinare, assumeva il significato di prendersi cura, sentivo un cerchio d’amore tutto intorno a me che passava da me a Luìs, Sara, Arthur, Gabi,  Mari e Marina. Eravamo e siamo uniti dalla grande magia di Florianòpolis che forse proprio per questo è chiamata Ilha da magia -isola della magia- 

5. Che differenze hai notato tra il modo di vivere in Brasile e il modo di vivere italiano?      

I brasiliani sono calmi, vivono sorridendo e se proprio qualcosa andasse storto, tutto si può risolvere con un cafezinho e um pão de queijo (una specie di brioche salata al formaggio che si mangia caldo). Ecco la prima cosa diversa: i brasiliani mangiano insieme cose dolci e salate e mangiano tanto, più degli italiani!

Rimanendo sul cibo, che poi è il motivo per il quale sto studiando, in Brasile si mangia tutto in un unico piatto: dal riso con i fagioli neri all’insalata, molte verdure, crude o cotte e carne senza la quale il pasto non è completo. Addirittura spesse volte è capitato di vedere cose inenarrabili come inondare degli spaghetti aglio ed olio con fagioli neri o mangiare ananas grigliato con carne alla brace o avere nel solito piatto con tutto, la banana o le arance. Alcune volte le combinazioni funzionano, in altri casi diciamo che non sono abituato!

E poi le abitudini, tipo andarsi a prendere una gelada, ossia una birra fredda (che poi non è mai una) in qualsiasi momento per andare a commemorare qualsiasi cosa anche il solo fatto di essere lì insieme.

E poi ci sono cose strane in mezzo a tutta questa bellezza che fanno riflettere sul perché il mondo giri così. In Brasile quasi nessuno vorrebbe restare nel paese per la burocrazia difficile, i tempi lunghi ed un atteggiamento tipico chiamato Jetinho brasileiro, ossia quella maniera che i brasiliani hanno di non dire mai di no, anche quando già sanno di non poter portare a termine l’impegno che stanno prendendo e di lasciarti quindi in difficoltà, oppure piccole maleducazioni quotidiane che soffriamo anche in Italia.

E poi non dimentichiamoci che la povertà in Brasile c’è ed in molti casi è estrema, così come la ricchezza. Per riassumere la realtà del paese, la margarina è la sintesi perfetta. Da un lato, per legge questo prodotto deve essere arricchito di vitamine per permettere che anche i bambini più poveri abbiano un minimo apporto vitaminico e dall’altro iniziano ad esserci sempre più prodotti “light” in quanto il paese inizia ad avere malattie connesse all’ sovralimentazione.

Cose che non immaginavo: ossia che un paese produttore di caffè quasi non abbia un caffè decente se non a prezzi esorbitanti e lo stesso vale per il cacao. Di tutto quello che ho visto, forse il 3% rimane in Brasile tutto il resto arriva da noi ad ingrassarci; e sul mercato locale ci sono prodotti dove il cacao è il 5°/6° ingrediente sull’etichetta! Spesso da europeo mi sono sentito in colpa, come se fossi responsabile di questo morale deturpato, come se mi fossi reso conto che questa condizione di seconda scelta dipenda solo dal fatto che riserviamo per noi la prima.

6. Cosa significa vivere una esperienza di mobilità internazionale?        

Vivere un’esperienza di mobilità internazionale ti obbliga a fare i conti, ad essere più preciso con te stesso, a capire quanto qualsiasi piccola esperienza sia comunque positiva, anche quella che all’inizio non ti andrebbe di fare.

Tutto è bello nella mobilità, anche la parte precedente quando devi richiedere tutti i documenti. Lo “stress” iniziale ti porta a capire che anche la forma è sostanza ti fa conoscere totalmente la planimetria di UniTe. Ti mette in contatto con tutti gli uffici ossia le persone magnifiche che li animano, che nonostante mille difficoltà alla fine riescono a metterti in contatto col mondo che vuoi raggiungere.

Grazie UniTe per avermi permesso di buttarmi in qualcosa sorridendo, anche se sembrava impossibile mi hai aiutato a renderlo vero e meraviglioso. Poi una volta partito basta una settimana per imparare a vivere nella maniera in cui non hai vissuto fino ad oggi.  

7. Consigli questa esperienza? La rifaresti?  

Assolutissimamente! Se fosse possibile rimarrei a fare la Mobilità in Brasile ancora 1 anno o anche più. Consiglio questa esperienza a tutti e può essere qualsiasi il paese in cui passare un periodo della propria vita.

Penso che in queste sette risposte io abbia detto molto (chiedo scusa a chi leggerà, ma il dono della sintesi non ce l’ho!), mi sono anche un po’ confidato, mi sono sentito un po’ in dovere di matar as saudades (uccidere la “nostalgia”).

Ragazzi partite, per ogni meta! Sembrerà la trama di uno di quei film tedeschi che passano d’estate su Rai Tre, ma se il battito accelera anche solo di una pulsazione scorrendo il bando della mobilità o dell’Erasmus+ o del Traneeship, beh dategli retta, partite!  Brasile Mobilità internazionale 

La mobilità in Brasile di Luigi ti ha incuriosito? Iscrivendoti anche tu all’Unite avrai la possibilità di partire per un’esperienza Erasmus. Leggi la storia di Raffaele, partito dalla nostra Unite per un progetto di Erasmus traineership in UK.

Condividi: