Festival delle Birre di Castellalto: un evento tutto da bere!

Cosa rende il Festival delle Birre di Castellalto un evento tanto importante? Lo abbiamo chiesto a Massimiliano Timoteo, presidente dell’associazione “Gambrinus“, che insieme ai suoi amici Loreto Lamolinara e il birrificio Opperbacco è uno degli organizzatori di questo evento.

Il duro lavoro per rendere tale un incontro che è giunto alla sua dodicesima edizione coinvolge molte persone e, come lo stesso Massimiliano afferma, richiede un investimento costante che ha permesso al Festival delle Birre di Castellalto di essere unico. La scelta di una birra più ricercata, di sapori più intensi e il coinvolgimento della stessa comunità di Castellalto sono stati per lui un vero marchio di riconoscimento!

Come avete avuto l’idea del Festival delle Birre di Castellalto?

Eravamo di ritorno da un viaggio in Belgio e appena tornati ci prese l’idea. Insieme ai miei amici del birrificio Opperbacco e Loreto iniziammo a pensare a come organizzare un evento del genere. Di birrifici artigianali in italia ce n’erano pochi e di manifestazioni di questo genere non c’era traccia, così abbiamo creato l’associazione e ci siamo dati da fare.

Quali sono stati i principali problemi all’inizio?

Sicuramente burocratici e di sicurezza, non è facile organizzare un evento del genere senza imbattersi in questi problemi. Un dato di quest’anno, per fare un esempio, è che con la safety dopo gli scontri di Torino circa un terzo delle risorse le abbiamo investite in sicurezza. Con i recenti avvenimenti era normale che qualcosa cambiasse per quanto riguarda questo aspetto ma è giusto così.

Quante persone lavorano ad un progetto come quello del Festival delle Birre di Castellalto?

Non è pensabile che io faccia tutto da solo! Infatti all’evento lavorano circa 140 persone del posto senza contare l’indotto che ci lavora intorno. In questi anni abbiamo creato un rapporto con il comune di Castellalto che per quanto piccolo è riuscito a farci crescere. Collaborare con le attività commerciali del luogo, coinvolgere le persone del luogo e le varie personalità interessate è stato un modo per far rinascere un po’ il borgo di Castellalto.

Quale birra è rimasta nel tuo cuore o nel tuo palato?

Mi piacciono le birre a bassa fermentazione, le cosiddette Pils che per molti sembrano birre da poco ma che ultimamente stimolano il mio palato. Quando come me ti occupi di birra sai che il palato difficilmente apprezza sempre gli stessi sapori. Agli inizi io adoravo le birre luppolate e non gradivo altri sapori mentre adesso preferisco le acide che inizialmente non riuscivo a bere. Che sia la pils di Opperbacco o quella di Bibibir quello che a me piace è il tipo di birra!

Qual è la tua maggiore soddisfazione?

Alle 10 del giorno dopo, quando finisce il Festival delle Birre di Castellalto. Mi importano solo tre cose quando arriva quel momento: chi sia andato tutto per il verso giusto, che sia stato un successo e che non sia successo niente di grave. Quando la manifestazione è in corso ho un miliardo di pensieri, non è facile essere il responsabile legale di un evento di questa portata. Se succede qualcosa sei il principale responsabile ma arrivare alla fine del festival e sapere che non è successo niente mi rilassa, mi da una soddisfazione enorme ancora di più se sono certo che lo stesso festival è andato bene!

Che consiglio daresti a chi vuole organizzare un evento come il Festival delle Birre di Castellalto?

Un consiglio primordiale è quello di andare per tempo e di seguire tutte le procedure burocratiche. Prima si va meglio è! Questo è un consiglio che dovete seguire quando si organizzano eventi di questo genere. Il secondo consiglio è quello di investire nel vostro progetto. Non pensate subito ad economicizzare tutto, non sempre si può avere un ritorno delle spese che effettuate ma investendo potrete avere un ritorno di immagine e di qualità.

Questa è un’altra delle mie soddisfazioni, investire per avere un Festival unico nel suo genere. Ricordo che un anno c’era una birra che si chiamava “Tokyo”, il barile costava parecchio e nessun pub poteva permettersi di metterla in vendita. Così mi hanno chiesto se la volessi per il Festival ed io, nonostante sapessi che molto probabilmente non avrei coperto le spese, ho accettato. La questione non era coprire le spese e guadagnare, per me era avere qualcosa che solo il Festival delle Birre di Castellalto poteva dare! Investire in qualcosa è questa la parola chiave.

Parlaci del Concorso Homebrewers

Si tratta del concorso delle birre “Fatte in casa” ma non me ne occupo io nello specifico. I ragazzi del BAM, Birra Abruzzo Marche, capitanati da Luca Di Saverio ci hanno dato una grossa mano nell’organizzazione di questo concorso. Non eravamo perfetti, ci servivano persone scelte tramite concorsi e che avevano determinati attestati per creare una giuria il più imparziale e giusta possibile.

Ma devo dire la verità, questo concorso è qualcosa che mi piace proprio vedere. La domenica mattina, giovani e meno giovani, si incontrano sotto l’arco di Castellalto e li vedi tutti che si passano la birra a colpi di “assaggia que'” e si danno consigli. C’è uno scambio di idee tra gli uni e gli altri che ti fa proprio capire quanto una manifestazione come il festival sia un evento culturale incredibile!

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