Federica: una volontaria in India

Federica Troiano, scienze della comunicazione, terzo anno… se non l’hai vista per un po’ c’è un motivo. Ebbene si, perché la nostra Federica ha deciso di lasciare Teramo e partire per l’India. Non parliamo di un semplice viaggio di piacere! Stiamo parlando di un’esperienza ben più importante, che lei ha deciso di condividere qui con voi.

Cosa ti ha portata in India?

La curiosità per questo continente. Ho sempre provato un grande amore per l’India, l’ho sempre sognata e desiderata. Avevo circa 8 anni quando ho chiesto ai miei genitori di adottare un bambino a distanza ed il caso ha voluto che “mia sorella” fosse indiana. Da quel momento non ho mai abbandonato l’idea di partire per l’India, un chiodo fisso.

Per quanto tempo sei rimasta?

Un mese ma ho prolungato di qualche giorno la mia permanenza per poter partecipare ad un matrimonio indiano; non potevo perdere un’occasione del genere.

Sei partita da sola o con amici? Eri spaventata dell’ignoto?

Da sola. Prima di partire ero eccitata all’idea di coronare il mio sogno. Mi chiedevo come sarebbero stati i miei colleghi e come mi sarei trovata con loro.
La paura vera e propria si è fatta avanti quando mi sono trovata sull’aereo verso Mumbai. Mi sono sentita piccola e sola in un mondo così grande. Ero stanca dal viaggio e questo ha lasciato emergere panico e paure.

A quale associazione ti sei appoggiata per questa esperienza?

L’associazione si chiama WEP (World Education Program), non si occupa solo di volontariato all’estero ma offre anche opportunità di lavoro e di studio internazionali. Sono stati sempre disponibili nell’aiutarmi nella preparazione del viaggio.

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Come ti sei trovata?

In India mi sono trovata benissimo, a parte i primi due giorni nei quali ho dovuto abituarmi a cambiamenti radicali (orario, cultura, cibo e lingua).
Grazie ai miei coordinatori indiani e agli altri volontari provenienti da tutta Europa mi sono sentita a casa, eravamo una famiglia.

Quali erano i tuoi compiti?

All’interno dell’associazione c’erano diversi progetti molto interessanti: ogni volontario ne sceglieva uno. Il mio era con dei bambini all’interno di una scuola. È stato molto gratificante per me ma era il più lontano rispetto agli altri: un’ora di viaggio in macchina. Prendevamo i bambini dalle loro “case” e andavamo a scuola. Qui insegnavamo loro a scrivere e parlare in inglese, passando per numeri, colori e alfabeto.
Il pomeriggio, con gli altri volontari, lavoravamo per aiutare ed incoraggiare membri della comunità meno avvantaggiate con il progetto nelle outreach. Eravamo divisi in 3 gruppi a seconda dell’età e del livello di inglese ed ogni giorno c’era una materia diversa da insegnare.

Quali sono state le impressioni che hai avuto una volta arrivata?

Le mie prime impressioni sono state contrastanti. Ho amato l’India da subito ma ovviamente ha molti problemi come l’inquinamento acustico: nelle strade è un continuo suonare il clacson per avere la precedenza, non ci sono regole stradali, soprattutto nelle città di periferia. Per non parlare dell’inquinamento atmosferico, si butta qualsiasi cosa per terra e poi si brucia tutto per strada e l’aria diventa irrespirabile.
Nonostante queste condizioni negative, l’ambiente circostante con le sue palme e paesaggi completamente nuovi ai miei occhi, mi incantava ogni volta come se fosse la prima volta.

indiaQual’è stata l’esperienza più bella che hai vissuto?

Non c’è un momento in particolare. Sono stati emozionanti e indimenticabili tutti.
Dai bambini che mi correvano incontro quando mi vedevano, al momento in cui riuscivo a strappare loro un sorriso, al matrimonio indiano. È stato tutto meraviglioso, ogni singolo momento.

Cosa hai imparato e cosa porterai per sempre con te di questa esperienza?

Sicuramente ho imparato a fare a meno di tante comodità che abbiamo, ad adattarmi in qualsiasi condizione e situazione senza lamentarmi. Con me porterò sempre gli sguardi dei bambini con cui ho lavorato, i loro sorrisi e il loro coraggio.

Consiglieresti ad altri ragazzi questo tipo di viaggio?

A mio parere è necessario fare questo tipo di viaggio almeno una volta nella vita. Credo che possa insegnarti a vivere, permette di conoscerti meglio. Ho visto città e famiglie molto povere mettersi in gioco per quel che potevano e con i mezzi che avevano, con una naturale normalità che mi ha spinto a capire che dobbiamo essere più tolleranti per temi come l’immigrazione, cercando di comprendere ciò che spinge una persona ad abbandonare il proprio paese d’origine.
Bisognerebbe vivere senza essere alienati da tutte quelle cose materiali che sono poco importanti e ci distraggono dalla realtà.
Ma allo stesso tempo bisogna essere openminded perché altrimenti si finisce per cogliere solo il negativo di quest’esperienza.
Quindi penso che tutti dovrebbero farla ma non è un’esperienza per tutti.

Dal punto di vista economico?

In India si vive con pochissimo. Bisogna pagare l’associazione a cui ci si appoggia ma il costo varia a seconda dell’organizzazione e poi il biglietto aereo che, se viene preso con largo anticipo, è conveniente.india

Progetti per il futuro?

Dopo questa esperienza ho riprogettato il mio futuro. Vorrei tornare lì per creare un progetto tutto mio per i bambini che ho lasciato lì… Spero di riuscirci

 

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