Erasmus: la mia esperienza a Pontevedra

Quando decidi di fare l’esperienza Erasmus non sei davvero consapevole di quello che ti aspetterà e tutto sarà per te una novitàMandi la richiesta, vieni preso, accetti. E poi? Curioso di saperne di più?

Fino alla settimana prima di partire non ti rendi conto di cosa stai facendo. Poi arriva il momento di andare: inizi a salutare tutti e a pensare all’arrivo nella nuova città

In questo articolo ti dirò in 3 punti quello che l’esperienza Erasmus può significare per te e ha significato per me.

1. Scopri

Ti racconterò dei miei dieci mesi di mobilità, possono sembrare pochi, possono sembrare troppi: io posso solo dire che sono stati intensi.

Sono partita per Pontevedra (Campus universitario di Vigo in Spagna) che è stata la mia città adottiva durante il terzo anno del corso di laurea triennale, e non mi sono mai sentita una straniera: sin dal primo momento è stata casa mia, come se fossi stata lì da sempre.

All’inizio non capirai niente di tutto quello che ti succederà, penserai di essere di passaggio, in vacanza. I primi tempi saranno emotivamente difficili, fatti di incertezze e milioni di pensieri contrastanti.

Poi però accadrà qualcosa.

E pensare che non dovevo essere lì e che al mio posto ci sarebbe dovuto essere qualcun altro… Ma il destino ha voluto che io facessi la mia valigia per una meta totalmente casuale.

2. Vivi

A dirla così può sembrare scontato ma tutte le persone che hanno vissuto l’Erasmus possono testimoniare quanto questa esperienza ti possa cambiare nel modo di vivere, di pensare, di agire.

Comincerai a crearti le tue abitudini nel Paese ospitante e da quel momento inizierà il meglio.

Ormai ci sarai dentro, la città sarà tua, saprai dove sono i posti di ritrovo degli studenti e inizierai a viaggiare, a scoprire il mondo con una tale velocità che non capirai come hai fatto a starne senza fino a quel momento. 
Quante emozioni ho provato durante questi mesi, quante nuove esperienze, quanta felicità e quanta spensieratezza.

Quanto sono cresciuta.

3. Conosci te stesso

Mi sono riscoperta una persona del tutto nuova e ho sfruttato a mio favore i miei punti di forza e di debolezza.

Ho imparato a essere meno pesante, sono diventata completamente autonoma, ho conosciuto meglio i miei limiti.

Ho imparato a stare sola con me stessa e a prendermi le responsabilità per ogni mia azione. Cosa che i giovani, in generale, cercano di evitare.

Mi sono sentita VIVA come non mai, curiosa di sapere e di conoscere.  Ero sempre piena di cose da fare e da dire, ma mai stanca. Piena di vita.

Un’esperienza così internazionale che ti lascia il sapore e gli odori di ogni cultura.

Adesso è così difficile dover abituarmi all’idea che non passeggerò più per le vie della “mia” città. Non mi risveglierò più nella mia camera e come prima cosa guardare il mondo dalla finestra. Quel mondo che mai avrei pensato di vedere.

Per non dimenticare poi i momenti in cui mi ritrovavo con le coinquiline sedute a terra a ridere fino alle lacrime: mi mancherà persino lamentarmi di quel disco volante che in Europa si permettono di chiamare “pizza” e i pranzi alle 5 del pomeriggio, i PR che ti assalgono per strada, uscire alle 2 di notte, gli innumerevoli bicchieri rotti a causa della mia goffaggine, mi mancherà viaggiare e quel senso di solidarietà con gli altri studenti Erasmus. Sono tornata a casa con una carica e una positività enorme. Ma anche con una malinconia difficile da gestire, con la voglia di vivere e di fuggire dalla monotonia.

Dopo l’Erasmus la mia curiosità di scoprire il resto del mondo adesso è diventata quasi un’ossessione.

La Spagna per me è stata molto più di quello che mi aspettassi, me ne sono andata da lì lasciando una parte di me, una pezzo di cuore, una lacrima e la mia “famiglia”.

Non capisci quanto hai “vissuto” finché non torni, finché non comprendi che quella vita parallela ti aveva reso piena, ti aveva travolto completamente. Il te stesso di lì è stato il migliore che potessi mostrare e che potessi conoscere.

E credimi, non pensavo sarebbe stato così difficile rendersene conto. Non farti dire da nessuno che non sei pronto. Non avere paura.  

Il mio consiglio è: PARTI, anche per il posto più remoto d’Europa.

E non smettere mai di sfamare la tua curiosità.

Per queste ragioni ti dico: scopri, vivi e conosci te stesso. 

Se ti ho convinto, o anche solo incuriosito, visita il sito ufficiale della Mobilità Internazionale di UNITE.

 

Condividi:

1 thought on “Erasmus: la mia esperienza a Pontevedra”

Comments are closed.