Il canto è come conoscere se stessi: intervista a Marco Traini

Oggi intervisto Marco Traini, un cantante e insegnante di canto che ci parlerà della sua passione che è diventata il suo lavoro.

Com’è nata la tua passione per la musica?

La mia passione per la musica è iniziata all’età di cinque anni cantando nel coro parrocchiale. Crescendo ho frequentato l’Istituto Musicale Gaetano Braga e in seguito mi sono trasferito a Milano per studiare con Roberto Negri, già noto accompagnatore alla Scala; poi sono entrato a far parte della Reale Accademia Filarmonica di Bologna dove ho iniziato a fare concerti sia in Italia che all’estero.

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Qual è la cosa che ti piace insegnare?

Nel corso dei miei studi ho avuto la fortuna di conoscere molti Maestri di canto di fama internazionale, che mi hanno trasmesso la passione per il canto e l’insegnamento di esso; incontro fondamentale della mia carriera è stato quello con Antonio Juvarra, vero conoscitore dei segreti del Belcanto Italiano.

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Parlaci dei tuoi progetti nel canto.

Uno dei miei progetti è quello di creare un’Accademia del Belcanto Italiana. La didattica del canto rimane la mia prerogativa; per me “Entrare nell’universo del canto è ritrovare se stessi, la propria dimensione più autentica e profonda, che comprende anche quella espressiva”.

Esistono due modi di cantare: imitando dall’esterno dei suoni, oppure scoprendo la propria vera voce e lasciandola risuonare liberamente. Solo il secondo modo dona quel senso euforico di apertura dell’essere, di elevazione e di liberazione, che spinge tante persone sulla strada del canto.

Per “canto naturale” non si intente ovviamente un cantare affidandosi al caso, ma si intende un controllo sottile e “invisibile” della voce, reso possibile dalla scoperta di quei servomeccanismi naturali nascosti che la fanno risuonare da sola senza sforzo, grazie al ritrovato accordo dinamico tra respiro naturale profondo e sintonizzazione del suono puro. Il “canto naturale” permette ai cantanti di sperimentare il canto non come una serie di controlli muscolari volontari localizzati, ma come sintonizzazione acustica automatica, non come un “far funzionare la voce” ma come un “lasciar funzionare la voce”, sulla base di un autocontrollo passivo e indiretto, e non di un controllo attivo, che di per sé irrigidisce il corpo e limita le potenzialità della voce.” – A. Juvarra

Altri progetti sono in corso per il 2018 che vedrà concerti in Belgio, Svizzera e Germania, intanto ringrazio Marco per il tempo che mi ha dedicato e per questa intervista.

Se sei appassionato di musica, ti consiglio di leggere anche l’intervista Musica, le atmosfere da scoprire di Filippo Leonzi.

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